settembre 7, 2011 | In: Economia e mondo produttivo

Attuato l’aumento dell’IVA al 21% per beni e servizi

Venezia – 7 settembre 2011 – L’aumento dell’Imposta di Valore Aggiunto è vista come una strategia per ristabilire il bilancio pubblico e restituire fiducia sulle scelte della politica italiana soprattutto per l’Europa.   I principali beni e servizi saliranno di prezzo di un punto percentuale (da 20 a 21%) e i proventi recuperati dall’aliquota serviranno per “migliorare i saldi del bilancio pubblico” e non per finanziare nuove spese. Sfumature per le famiglie italiane che a fine anno vedranno sempre più alleggerito il proprio portafoglio.  Un aumento del 3% dell’aliquota riguarda anche i redditi dei contribuenti che dichiarano introiti annuali superiori ai 300 mila euro. Nel passato il tetto era stabilito a 500 mila euro portando nelle casse dello Stato – calcolando l’aumento fino al 46% – “soltanto” 120 milioni. Abbassando il tetto dei “super ricchi” aumenta il numero di cittadini coinvolti – 17 mila contribuenti per un introito tassabile di 6,8 miliardi contro i precedenti 4 miliardi) e nel bilancio pubblico sarebbero recuperati fino a 300 milioni di euro. Una cifra che il Governo assicura che crescerà visto che in previsione ci sono maggiori controlli fiscali.
Gli aumenti soggetti ad aumento di prezzo: pane, pasta, latte, formaggi, olio, frutta, verdura, occhiali, apparecchiature terapeutiche, libri, giornali, riviste, elettrodomestici, giocattoli, auto, vestiti, vini, tabacchi, telefonia e parrucchiere. Non saranno toccati, invece, i beni e servizi la cui aliquota è al 4% e al 10%, vale a dire: trasporti, energia (bollette), cinema, alberghi, ristoranti, carne, salumi, pesce, zucchero e uova.

Maila Nuccilli

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