novembre 29, 2011 | In: Scienze e tecnologia

Quanto ritocco nel ritocco?

Roma, 29 nov 2011 - E’ già da tempo di pubblico dominio che la stragrande maggioranza delle fotografie utilizzate da magazine, settimanali, e sopratutto dalla pubblicità, sono ritoccate da software specifici. Pelle perfetta, gambe atletiche, muscoli scattanti, sorrisi smaglianti e quant’altro, oggi sono per lo più frutto delle abili mani dei grafici.
Ma tutto questo non è molto “salutare” da diversi punti di vista, tra cui quello del Governo inglese che prevede, tra breve, di imporre a chiunque abbia ritoccato una fotografia, di dichiararlo apertamente. Dunque in un manifesto pubblicitario, accanto ad una modella dalla bellezza “inverosimile” dovrà trovare spazio anche la didascalia “fotografia ritoccata”.
Per migliorare i controlli di tutto questo nuovo settore forense, un software specifico, implementato e presentato dalla Darthmouth University (New Hampshire – USA), capace con minimi margini di errore, di scovare foto con “abbellimenti” e ritocchi effettuati in post-produzione. Il software è in grado di quantificare l’entità delle “variazioni” introdotto artificialmente in una fotografia, lasciando ovviamente al legislatore decidere quale dovrebbe o potrebbe essere la “soglia” numerica oltre la quale ritenere un ritocco appropriato o inappropriato.

Guido Rosei

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