febbraio 24, 2012 | In: Cultura e Arte

Open Doors con l’Arsenale Danza di Venezia: sabato 25 febbraio al via

Venezia – 24 febbraio 2012 – Un assaggio lo si è avuto al Carnevale internazionale dei ragazzi della Biennale di Venezia, con workshop e performance ispirate alla Bollywood Dance. Adesso sarà la volta di The last breath of Carnival, l’ultimo respiro del Carnevale, come il direttore del settore Danza Ismael Ivo ha voluto intitolare il secondo appuntamento del ciclo Open Doors con l’Arsenale della Danza.  Sabato 25 febbraio al Teatro Piccolo Arsenale (ore 18.00, ingresso gratuito) proseguono le dimostrazioni aperte al pubblico dell’attività dell’Arsenale della Danza, il centro di alta formazione nella danza contemporanea della Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta. Dopo il successo della scorsa stagione, la Biennale coinvolge tutti gli appassionati mostrando il lavoro di grandi coreografi della scena internazionale che a Venezia diventano maestri per i giovani danzatori dell’Arsenale della Danza. Le Open Doors concludono infatti, con cadenza quindicinale, ogni ciclo di masterclass in programma, esponendo al pubblico quei “materiali coreografici” che risultano dal lavoro tra maestri e allievi. Protagonisti di questo appuntamento, a conclusione di due settimane di masterclass, il trentacinquenne indiano Terence Lewis, vera celebrità della Bollywood Dance, ormai in voga anche nelle capitali europee, e lo stesso direttore Ismael Ivo.  Elemento imprescindibile di tutti i film della ricca e prolifica industria cinematografica di Bombay, la Bollywood Dance è un originale mix di tutti gli stili, tra tradizione culturale e modernità: danza del ventre, kathak, danze popolari indiane, modern, jazz, balli occidentali. Tutti ricorderanno il film pluripremiato The Millionaire non soltanto per la storia e i protagonisti, ma anche per le rutilanti coreografie, sgargianti e vivacissime, accompagnate da musiche indiavolate. Vincitore dell’American Choreography Award per il film Lagaan, Terence Lewis, che fonde lo studio delle danze tradizionali del suo paese alla conoscenza e alla pratica delle tecniche contemporanee in uno stile originale, è un capofila di questo genere. L’aspetto tradizionale e ritualistico della danza alle diverse latitudini, che caratterizza molti degli insegnamenti della sessione in corso dell’Arsenale della Danza, si ritroverà anche nel prossimo appuntamento di Open Doors – il 10 marzo sempre alle 18.00 al Teatro Piccolo Arsenale – con Maria Thaís, coreografa e regista oltre che studiosa e pedagoga (è stata professore ospite alla scuola del Teatro di Mosca diretta da Vassilev) e Wellington Campos, esperto di danze folcloristiche brasiliane. La presentazione pubblica conclude un ciclo di masterclass dedicato al passaggio dal “corpo ancestrale al corpo teatrale”, facendo riferimento al vocabolario e alle tecniche della danza rituale degli orixás. Il ciclo di Open Doors proseguirà il 24 marzo con Jozef Frucek e Linda Kapeteana, già danzatori con Wim Vandekeybus prima di fondare una propria compagnia, invitati a Venezia quali maestri di una tecnica singolare, legata alle arti marziali e denominata Fighting Monkey Technique. Il 31 marzo sarà di scena la lezione di un maestro del butoh come Ko Murobushi, che il pubblico ricorderà per lo straordinario assolo Quick Silver, visto al 4. Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia. Il 21 aprile ci sarà Adriana Borriello, già danzatrice della celebre compagnia di Anne Teresa de Keersmaeker, Rosas, e da anni attenta al rapporto tra memoria individuale e collettiva e movimento. La Borriello presenterà materiali coreografici a conclusione di un ciclo di masterclass dedicato al “corpo antropologico”. Il ciclo di Open Doors si concluderà il 12 maggio con la presentazione pubblica del thailandese Pichet Klunchun, maestro di Khon, la danza classica thailandese, riletta alla luce di una sensibilità contemporanea.Tutto il calendario degli appuntamenti aperti al pubblico del settore Danza sono sul sito della Biennale (www.labiennale.org).

A cura di Maila Nuccilli

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