ottobre 22, 2013 | In: Ambiente, Economia e mondo produttivo

Pantelleria, pozzi di trivellazione? forse no

Roma, 22 ott 2013 – Alcuni dei paesaggi più spettacolari del mondo, insieme agli animali e alle persone che li abitano, sono messi a rischio ogni giorno da un’unica grave minaccia: i combustibili fossili. Il WWF internazionale ha individuato in tutto il mondo sei icone di natura minacciate da petrolio, carbone e gas. Tra esse c’è anche l’isola di Pantelleria, minacciata dai progetti per la costruzione di piattaforme petrolifere, per scongiurare i quali il WWF Italia ha avviato quest’estate la campagna “Sicilia: il petrolio mi sta stretto” con l’obiettivo di creare una nuova area protetta a Pantelleria, l’unica isola del Canale di Sicilia a non essere tutelata.

Pantelleria, la “perla nera del Mediterraneo”, e’ un connubio di montagne e spiagge rocciose. La sua particolare posizione geografica tra Europa e Africa ne fa un punto di passo per tutti gli uccelli migratori che si spostano tra queste Terre, fenicotteri cicogne, falchi aquile di provenienza asiatica. Nel suo mare vi sono tartarughe marine, balenottere, mobule (ovvero le mante del Mediterraneo), tonni e pesci di ogni tipo. Tre piattaforme petrolifere sono attualmente attive nel Canale di Sicilia, con una produzione media annua di 280.000 tonnellate di petrolio greggio estratto dai 35 pozzi, ma è stata concessa autorizzazione per esplorare la presenza di petrolio sotto il fondo marino e in diversi siti lungo la costa di Pantelleria. Le onde sismiche indotte per rilevare la presenza di petrolio e gas naturale sotto il mare infliggono gravi danni all’ambiente, in particolare alla biodiversità marina. Dallo Stretto di Sicilia passa tutto, dal più piccolo scambio di correnti superficiali e profonde, ai tonni e alle tartarughe in migrazione, alle flotte pescherecce degli stati mediterranei che si riversano lì per pescare il pesce più pregiato al mondo, il tonno rosso. Le trivelle petrolifere in quella posizione sono obiettivamente un pericolo per l’ambiente, e se da un punto di vista naturalistico la presenza di un parco sarebbe auspicabile, si crede che anche dal punto di vista economico i benefici di un’area protetta possano essere ben superiori al valore di un pur limitato campo di trivellazione.

Guido Rosei

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