dicembre 20, 2013 | In: Italiani nel mondo, Politica

Mariano Gazzola (CGIE): “Il Governo pone la fiducia, cadono gli emendamenti dei nostri eletti all’estero. Unica strada quella del MAIE: gruppi unici a Camera e Senato”

Il Governo ha posto la fiducia alla Camera  sul disegno di legge di stabilità e quindi gli emendamenti  presentati dai deputati eletti all’estero non sono stati presi in considerazione. È strano che l’on. Porta, presidente del Comitato per gli italiani all’estero della Camera, taccia su questo punto.
Strano perché pochi giorni fa, lo stesso  Porta aveva annunciato con grande pompa i risultati di una riunione del Comitato da lui convocata, in cui alcuni eletti all’estero alla Camera avevano deciso di sottoscrivere degli emendamenti a favore delle nostre comunità. “Un fatto storico”, “una risp osta a c hi ci chiede di lavorare assieme come eletti all’estero, di unirci”.

A che è servito? La realtà ha dimostrato un’altra volta il suo torto. Porta continua a confondere il “riunirsi” con “unirsi”. Nessuno discute l’importanza istituzionale di un Comitato per gli Italiani all’estero, che si riunisce periodicamente a discutere le problematiche delle nostre collettività all’estero.

Ma il problema non è istituzionale, è politico. Oltre alle riunioni istituzionali, occorre una vera unione politica.

Gli eletti all’estero fanno bene a riunirsi in Comitati alla Camera e al Senato. Ma farebbero molto meglio – e sarebbe molto più efficace -  se si unissero in un unico Gruppo Parlamentare, sia alla Camera che al Senato. Non è tanto difficile da capire. Lo capisce sempre di più la nostra comunità.

Purtroppo, come risposta a questa proposta politica, i legislatori proponenti questa strategia hanno  ottenuto un forte e deciso NO, tra gli altri, proprio dall’On. Porta che ha detto che non ce n’era bisogno, perché esistevano gi à dei Comitati per gli italiani all’estero; aggiungendo che l’importante è “essere forti nei nostri gruppi sulle questioni più rilevanti”.

La realtà un’altra volta lo smentisce: la fiducia posta dal Governo sulla legge fa decadere tutti gli emendamenti dei nostri eletti all’estero.

La realtà ci insegna che non sono i Comitati, bensì i Gruppi Parlamentari a decidere la continuità o no di un Governo, a influenzare l’agenda e le decisioni Governative e parlamentari,  a far prendere determinate decisioni al governo di turno.

Oggi al Senato, il Governo ha una maggioranza risicata. L’importanza di avere un Gruppo di Senatori che dia o meno il sostegno al Governo a secondo della sussistenza o meno di una politica  favorevole alle nostre comunità  sarebbe vitale. Costituire alla Camera e al Senato dei Gruppi parlamentari degli italiani all’estero, che coinvolgano  parlamentari eletti in Italia che condividano con noi  la convinzione che le nostre comunità rappresentano una risorsa per l’Italia, è una strategia innovativa che, soprattutto in questa fase politica, potrebbe modificare la storia e l’atteggiamento della classe politica “romana” verso di noi.
Solo così potremo avere dei risultati concreti e addirittura sopravvivere all’attacco  di chi vuole togliere agli italiani all’estero  la rappresentanza politica nel Parlamento Italiano.

 

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