aprile 7, 2016 | In: Ambiente, Politica

SI e NO al Referendum del 17 Aprile 2016: un voto ad “impatto zero”

 Roma, 7 apr 2016 – Scrivo in qualità di direttore di una onlus (Seagatoo onlus) che ha il mare sullo sfondo delle varie iniziative che segue e promuove. Per questo motivo, e nonostante sia restio a pubblicare in rete, mi sono sentito stimolato a dire la mia su questo specifico referendum. Ho letto di tutto in questi giorni, tutte le ragioni del SI e tutte quelle del NO. Ebbene, dopo queste letture non saprei proprio per cosa votare: sia i NO che i SI sono motivati, e soprattutto nessuno scenario del dopo-voto risulta interessante.

Mi spiego meglio. Se vincessero i NO si continuerebbe esattamente nella stessa situazione di adesso – e non la ritengo ottimale dal punto di vista della tutela dell’ambiente, in particolare quello marino che a noi sta particolarmente a cuore. Se vincessero i SI anche in questo caso si continuerebbe esattamente nella stessa situazione di adesso. Perchè?

Ebbene tanto per dirne una, dubito che il limite di 12 miglia dalla costa sia una faccenda “ambientale” seria,  dal punto di vista tecnico e scientifico. Se un giacimento di metano esiste al miglio 12, esiste anche al miglio 12,5 e così via. E poi, ricordiamoci che stiamo parlando di una piccola percentuale di produzione di metano: insomma, votando SI – per limitare le concessioni per le trivelle – metaforicamente puliremmo l’ingresso di casa lasciando che lo sporco entri comunque dalle finestre.

Il mio commento è che purtroppo da troppi anni e da troppi Governi nessuno è ancora riuscito ad  ”immaginare” un’ altra Italia. Non c’è mai stato un piano, un progetto, un’idea di come l’Italia del futuro debba e possa essere. E questo vale anche dal punto di vista ambientale, settore nel quale ho spesso avuto l’impressione (dai tempi dell’istituzione del primo Ministero per l’Ambiente) che si sia agito più per far vedere agli elettori di far qualcosa di buono, piuttosto che per convinzione scientifica e serio impegno politico.

Quello che voglio dire è che non ho mai visto, né vedo tuttora, una volontà che pensi di far diventare l’Italia quello che dovrebbe essere: il vero “giardino d’Europa”. Dove quindi le scelte vengano fatte (o anche non fatte, in caso di obiettivi diversi) avendo questa idea come principio-guida, partendo da Montecitorio fino al secchio della spazzatura di casa nostra, dalla diminuzione drastica della plastica che ci invade, fino alla protezione delle coste, dall’educazione ambientale dei ragazzi… fino, dunque, alle “trivelle” del referendum,  inquadrate ora in una inesistente politica ambientale.

Le trivelle appunto, la cui attività, prolungata o meno a tempo indeterminato, a seconda della vittoria dei No oppure dei SI, non ha un senso né per l’autosufficienza energetica, né per il mantenimento dei posti di lavoro, né per il presunto impatto ambientale, minimo o massimo che sia. Nel momento in cui, secondo noi, la priorità è “ respirare”, si chiede al cittadino la sua opinione” sulla… masturbazione dei cammelli”! Credo che molti preferiranno andare al mare, o prendersi un caffè; pochi vorranno esprimere un parere, questo sì, sicuramente ad “impatto zero”, che sia SI o NO. Credo che tutti siamo assai poco interessati ad esprimerci su quesiti così poco determinanti se de-contestualizzati e scoordinati da un’idea ecologica complessiva nazionale.

E quindi come voterò? Il 17 aprile io voterò SI! Ma solo perché sia palese che sono per un’ Italia “verde” nel senso maturo del termine. Delle trivelle mi interessa poco.
E per quelli che andranno al mare un consiglio da SEAGATOO Onlus: ricordate di mettervi la crema solare.

Guido Rosei

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