luglio 5, 2017 | In: Cultura e Arte

Ascanio Celestini allo Sherwood Festival a Padova – 6 luglio

Padova, 5 luglio 2017 – Si passa dalla musica al teatro a Sherwood Festival con il fenomenale attore, regista, autore teatrale e scrittore ASCANIO CELESTINI nello spettacolo “Che fine hanno fatto gli indiani Pueblo? Storia provvisoria di un giorno di pioggia”, uno studio ironico e profondo al tempo stesso, scritto dallo stesso Celestini, accompagnato sul palco dal fisarmonicista Gianluca Casadei.
Il nuovo spettacolo del cantastorie Celestini, secondo capitolo di una trilogia iniziata con Laika (2015) e che si chiuderà nei prossimi anni con “I Draghi”, inizia con queste parole: “Questa è la storia di un giorno di pioggia. Questa è la storia di una barbona che non chiede l’elemosina e di uno zingaro di otto anni, della barista che guadagna con le slot machine e di un facchino africano, ma anche di un vecchio che chiamano Giobbe. Questa è la storia del Cinese, di una madre che fa la zuppa liofilizzata, e di un paio di padri che non conosco il nome. Questa è la storia di una giovane donna che fa la cassiera al supermercato e delle persone che incontra”.

Le storie raccontate da Celestini sono quelle di coloro che vivono ai margini della società ma raccontate sotto una luce nuova che riesce a dare un messaggio di speranza nel buio della miseria umana.
Ecco come Celestini ne parla in una recente intervista rilasciata al settimanale Left: “In Pueblo il narratore sta alla finestra e immagina le storie delle persone senza conoscerle, un po’ come fanno gli scrittori, sia quelli che cercano di capire come funziona il mondo, sia quelli che cercano di capire come funzionano nel mondo. (…) Pueblo vorrei che fosse il racconto di quelli che se ne stanno alla finestra. Una qualunque, la finestra dello smartphone, del computer… una qualsiasi finestra che ti fa credere di essere al centro del mondo mentre stai invece in una periferia sfigata qualunque. E da quella periferia che vive all’ombra del mondo vero (anche se ti fanno credere che il mondo vero sei tu perché hai l’App più performante, il software più democratico) senti di essere sufficientemente protetto per dire qualsiasi cosa. E allora c’è quello che dice “Noi paghiamo gli immigrati per starsene tranquilli negli alberghi” o “noi mettiamo gli zingari nelle casette che gli fa lo Stato sempre a spese nostre. E poi le hai viste le donne? Sono tutte belle grasse, mica patiscono la fame”. E poi “Per me ci vuole solidarietà e carità cristiana, ma se quelli non se ne vanno ci vuole pure la ruspa”. E ancora: “La guardia di finanza multa mia moglie perché non c’ha lo scontrino in mano quando esce dal bar. E a questi non torcono un capello anche quando è risaputo che rubano e non pagano un cazzo”. (…) Sembrano invenzioni letterarie, ma sono frasi che ho registrato da gente vera al bar o preso dai commenti che si trovano in rete. Il razzismo che spiegherebbe (se qualcuno ne tenesse conto) per quale motivo s’è azzerata la differenza tra destra e sinistra e perso l’istinto di solidarietà che sempre avevano le classi sociali più in difficoltà”.

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